Sia la Margherita che i DS hanno un settore che "si occupa" di tecnologia e affini. Potrebbero contribuire seriamente alla diffusione della prima tralasciando un po' i secondi.
Il passaggio ad una nuova tecnologia di trasmissione non implica per definizione guadagni certi per una singola persona ma vantaggi per tutta la "catena del valore" di un segmento industriale. Ci sembra naturale pensare che se il core business di Mediaset era, ed è, la produzione e diffusione di programmi televisivi, ovviamente sarà primo attore anche nel DT.
Ma le polemiche di questi giorni riguardano i "decoder di stato": in pratica c'è chi sostiene (un senatore della Margherita) che esista un "decoder di stato" perchè il fratello di Silvio Berlusconi, Paolo, controlla una società che vende una ed una sola marca di decoder (Amstrad) e quindi sarebbe stato favorito con la decisione di passare alla tecnologia di trasmissione digitale del segnale televisivo!
Tutto questo è semplicemente assurdo, assurdo se frutto della superficialità, contrroproducente sul piano politico se frutto della volontà di attaccare il competitore.
Non esiste un decoder di stato: non esiste un obbligo a comprare decoder Amstrad, che peraltro detiene una ridicola quota di mercato essendo i suoi prodotti distibuiti essenzialmente attraverso una catena di ipermercati. Esistono decine di sintonizzatori delle marche più disparate e come se non bastasse ricordo che il contributo all'acquisto era diretto agli acquirenti abbonati RAI e non alle aziende!
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