"...il Dtt consente di moltiplicare il numero dei canali su ogni singola frequenza, grazie a un sistema di codifica e decodifica numerica delle informazioni (di qui il nome digitale). Grazie a questa compressione di dati, ogni frequenza che prima trasportava un solo canale oggi ne può contenere fino a sei-otto."
Abbiamo preso queste frasi da un articolo apparso su Affari e Finanza, allegato di Repubblica, come esempio di confusione: la codifica in digitale di un segnale analogico non ha nulla a che vedere con la "compressione" del segnale digitale e tantomeno con la "criptazione", sono passaggi concettualmente separati ed è importante considerarli separatamente.
Un flusso di dati digitali può tranquillamente essere nè compresso nè criptato, oppure compresso e non criptato, oppure non compresso ma criptato: la compressione serve per ridurre la quantità di dati da trasmettere ovvero diminuire la banda passante necessaria alla trasmissione nell'unità di tempo, la criptazione serve invece per impedire ai non è autorizzati la visione del file trasmesso ("l'apertura", informaticamente parlando).
La possibilità di trasmettere dati digitali deriva direttamente dalla possibilità di comprimerli prima della trasmissione, grazie ad algoritmi studiati essenzialmente da italiani, il prof. Chiariglione in primo luogo. Se non esistessero algoritmi di compressione la trasmissione di dati digitali sarebbe praticamente impossibile a causa della troppa banda passante necessaria, quindi non è il "DTT" a consentire la moltiplicazione del numero dei canali ma la compressione, nel nostro caso MPEG (Motion Picture Expert Group). La compressione MPEG 2, usata anche per la trasmissione da satellite e nei DVD, non è direttamente collegata al sistema di trasmissione DT: il sistema di trasmissione digitale terrestre potrebbe anche basarsi su un diverso algoritmo di compressione, ed infatti già si fa uso di nuovi algoritmi (per es. MPEG 4) che consentono di ottenere la stessa qualità visiva con meno banda passante necessaria oppure aumentare il numero di programmi audiovideo trasmessi sulla stessa banda passante oppure trasm
ettere meno programmi con maggiore qualità visiva attraverso la stessa banda passante.
La criptazione del flusso può avvenire secondo diversi "algoritmi": SKY usa l'algoritmo Videoguard NDS, che è proprietario, cioè privato, e le cui caratteristiche non sono conosciute al di fuori dei laboratori SKY. Esistono poi gli algoritmi "SECA", "Mediaguard", "Viaccess", Irdeto" ed altri. Per decriptare il flusso digitale il segnale è spesso necessaria una "scheda" hardware, chiamata "smart card", da inserire in uno "slot", una fessura dell'apparecchio. Una "smart card" altro non è che una carta contenente un microprocessore e una memoria. Col passare degli anni è stato stabilito uno "standard" per l'interfaccia meccanica delle varie carte: i ricevitori satellitari offrono una fessura in cui si può inserire una scheda "common interface", in pratica un adattatore, che a sua volta può supportare le singole e diverse "smart card" degli operatori televisivi.
Il ricevitore SKYBOX non ha uno slot common interface e non prevede l'uso di schede diverse da quella NDS, quindi non può visualizzati flussi criptati con diversi algoritmi e da questo derivano tutte le polemiche che ci sono state in passato sulla "chiusura" del ricevitore fornito da SKY; può, invece, visualizzare qualsiasi programma non criptato a patto di sintonizzarlo manualmente nel caso non sia già nella lista dei canali che SKY memorizza automaticamente nei suoi ricevitori: essere già presenti in lista è molto importante per farsi vedere giacchè la stragrande maggioranza degli utenti ignora le procedure per sintonizzare manualmente il ricevitore.
I sintodecoder digitale terrestre, invece, operano la decriptazione non attraverso la smart card ma utilizzando programmi software memorizzati nella macchina: non c'è quindi bisogno di sofisticate smart card tutte diverse e l'aggiornamento è possibile via antenna, a costo zero e in maniera completamente trasparente all'utente.
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