Non è facile creare un "canale televisivo", e non è solo una questione di costi e organizzazione. Certo la RAI non può brillare per velocità di reazione al mercato ma non si può sostenere che i canali creati apposta per il digitale sono pochi: sono apparsi sui televisori di tutti (anche quelli che non possono avere una parabola per qualsiasi motivo) cinque nuovi canali. Se venissimo qui a sostenere che RAI Utile è stato un gran successo di audience probabilmente sbaglieremmo, ma non ignoriamo che accanto a RAI Utile è presente la sperimentazione di un servizio interattivo mhp che implementa una piattaforma per l'insegnamento a distanza. Non è poco.
Non dimentichiamo nemmeno che in occasione delle ultime olimpiadi estive del 2004 (come inspiegabilmente non è stato fatto con le Olimpiadi di Torino appena celebrate) un'intera programmazione è stata dedicata completamente ad un singolo evento, lanciando un concetto di televisione inedito in Italia. Quindi l'osservazione (negativa) che la RAI si è "limitata" a replicare canali già disponibili da satellite è ingiustificata.
Il piano politico invece è molto più articolato ed interessante. Cerchiamo di tagliare il pelo con l'accetta per capirci (forse) qualcosa. Il centrosinistra ha in questo momento ripreso il timone aziendale e ha deciso di frenare il DT: perché? Per mettere i bastoni fra le ruote all'odiato nemico? In qualità di imprenditore o di uomo politico? Non è chiaro. Non è chiaro perché, lo ricordo, la legge che ha istituito il DT in Italia non è "la gasparri" ma la legge 66/2001 firmata anche da Fassino, quindi non possono avercela su col DT solo perché le colpe dei padri ricadono sui figli.
Rallentando lo sviluppo del sistema Rai DT si rallenta anche quello Mediaset? No, infatti Mediaset è impegnatissima nello sviluppo e nella ricerca, e non crede che il "digitale terrestre è una tecnologia col fiato corto" come affermato da Alessandro Gilioli, nell'articolo Tv extra terrestre apparso sull'Espresso del 7 novembre 2005. Quindi, nell'ipotesi in cui la Rai sia un'azienda multimediale impegnata sul mercato, la scelta di concentrarsi meno sul DT non ha molto senso, o perlomeno non ha un senso chiaro, ne volendola considerare una scelta politica ne volendola considerare una scelta di marketing.
Ma il sistema DT non è "Rai" quindi non può essere considerato "in toto" legato alle scelte di una delle aziende che partecipano al suo sviluppo. Ancora una volta quelli che dovrebbero aiutarci a capire, i giornalisti specializzati, non ci aiutano e dobbiamo sperticarci in ipotesi speriamo razionali.
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